Piccole storie necessarie

Storie minime, giorni veri.

Scrivo per fermare quello che passa.
Le storie che scorrono senza essere notate. Quelle che tengono insieme i giorni.

Tra libri, ricordi e vita quotidiana.

Non voler bene a Pablo Trincia è difficile.

Primo: per questa sua ingombrante presenza che, dal palcoscenico, sembra voler abbracciare tutto il pubblico, grato che tu sia lì per lui, per ascoltare una delle sue tante storie. Storie che, in realtà, sono indagini approfondite, al limite della maniacalità, costruite con testimonianze, riscontri e prove inconfutabili.

Secondo: perché nel post-spettacolo, nonostante le due ore di scena, ti aspetta nel foyer del teatro, per nulla spaventato dalla lunga fila di postulanti di ogni età che vogliono farsi firmare il suo libro, fare una foto, avere il privilegio di vedere da vicino quel ragazzone che molti conoscevano solo per essere stato, per un periodo, una delle Iene, ma soprattutto per i suoi podcast: Veleno, Il dito di Dio (sulla Costa Concordia), E poi il silenzio (Rigopiano), Sangue loro, Dove nessuno guarda (Elisa Claps) e Buio.

E lui ti abbraccia, ascolta i tuoi vaneggiamenti, poi ti abbraccia ancora. Senza falsità, senza retorica. Come non sono retoriche le sue lacrime a fine performance, quando saluta tra il pubblico il fratello di un uomo che ha pagato con la propria vita – uccidendosi in carcere – uno dei più madornali errori giudiziari italiani. Un errore mai riparato perché, anche a fronte di una piena confessione corredata da abbondanti prove, c’è ancora chi sta pagando per un crimine che non ha commesso.

Il lavoro che Trincia ha portato sul palco si chiama L’uomo sbagliato e racconta un caso di malagiustizia italiana, incentrato sulla storia del serial killer Ezzeddine Sebai e sulle condanne errate di innocenti per una serie di omicidi avvenuti alla fine degli anni ’90 nel Sud Italia. Una vicenda costellata di errori investigativi che hanno avuto conseguenze pesantissime su intere famiglie, già indebolite dalla povertà e dall’indigenza.

Che Trincia fosse bravo, anzi bravissimo, nel raccontare storie e nel farti vedere la realtà da angolazioni diverse – fino a portarti dentro, al centro della vicenda – lo sapevamo da tempo. Con questa opera teatrale inaugura, ancora una volta, un nuovo filone narrativo: un punto di svolta nel modo di raccontare l’attualità e la cronaca. Un modo nuovo, coraggioso e profondamente umano.

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