
Rinnamorarsi, di Pupi Avati , non è esattamente un memoir, ma un libro di riflessioni sulla vita, delicato e feroce allo stesso tempo, così come solo il regista sa essere anche nei suoi film. È un libro che prova a insegnare a sopravvivere a uno dei più grandi affronti che la vita ci mette davanti proprio quando ci sentiamo ancora attivi, curiosi, pronti a morderla con entusiasmo: la vecchiaia.
Pupi Avati guarda con gratitudine a questa stagione della vita che, ahimè, fa cominciare pericolosamente non troppo lontano dall’età in cui mi trovo io oggi a scrivere. E mette al centro del suo discorso soprattutto il tempo. Un tempo che, quando rallenta, può diventare un’infinita possibilità di vivere più profondamente ogni esperienza, scoprendo il sapore di quella lentezza che, nella vita precedente, difficilmente siamo riusciti ad apprezzare.
Anche il passato, secondo Avati, merita di essere riguardato con indulgenza. Gli errori, i passi falsi, le cattiverie, perfino le azioni poco nobili che abbiamo compiuto hanno contribuito a definire ciò che siamo oggi. E se, tutto sommato, riusciamo ancora a piacerci, significa che anche loro, in qualche modo, hanno avuto una ragione di esistere.Accettare le proprie fragilità diventa allora fondamentale per andare avanti, continuando però a guardare la vita con una certa spavalderia. Lo racconta magnificamente in uno dei passaggi che ho amato di più: “È strano che quando mi desto di notte non avverta la mia età. Come se il buio la celasse. Il silenzio assoluto della casa mi restituisce ad una ‘non età’, una sensazione di impunità anagrafica che mi riconduce a quel senso di onnipotenza, di tracimazione del limite che nel ridestarmi di giorno avverto come primo fomite di rammarico”.
Poi c’è il paragrafo che dà il titolo al libro: tornarsi a innamorare del compagno che abbiamo scelto per la vita e che, nell’inverno della nostra esistenza, riscopriamo in tutto il suo valore. Non è rassegnazione e non è abitudine. È rispecchiarsi nell’altro, riconoscere il tempo trascorso sui nostri corpi, accettare con tenerezza i limiti e i cambiamenti, e insieme comprendere il privilegio enorme di essere rimasti l’uno accanto all’altro per tutta una vita.È una commozione quieta, che porta con sé un senso di pace. Una nuova serenità che non cancella la paura della morte, ma forse la rimette al suo posto, restituendoci la consapevolezza del valore di una vita vissuta intensamente.
Quello che emerge è un Avati profondamente intimo, nel quale non è difficile identificarsi. |Ed è proprio qui che sta la forza del libro. Nel corso degli anni una parte della critica lo ha guardato con sufficienza: regista di serie B, autore di mondi piccoli e provinciali, cineasta che recupera attori dimenticati. Eppure Avati ha sempre avuto il coraggio di restare fedele a sé stesso. Non ha mai rinnegato il suo passato di venditore di surgelati, né il suo essere estraneo a certi ambienti culturali che tendono a stabilire chi abbia o meno diritto di farne parte. Ed è anche per questo che, quando parla della vecchiaia, del rimpianto, dell’amore e della paura, riesce a farlo senza atteggiarsi a maestro. Parla da uomo, senza filtri e senza pose, ed è proprio questa sincerità a rendere Rinnamorarsi un libro così facile da sentire vicino. Un libro che non consola, non assolve e non promette nulla, ma invita semplicemente a guardare con occhi nuovi una nuova stagione della vita.
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