Stamattina ho letto i giornali online come faccio sempre. Ho cercato di farlo non con l’occhio della professionista, ma con quello di una persona qualsiasi che al mattino si affaccia sul web per vedere cosa succede nel mondo.
Mi è venuto in mente mio padre, quando dispiegava il suo Resto del Carlino negli anni ’80 e immancabilmente diceva : “Che brutto mondo che vi lasciamo”.
Mio padre era del 1920, si è fatto 5 anni di guerra in Marina, anni lontano da casa. Ha vissuto il Ventennio, gli anni del terrorismo e delle bombe. Mio padre credeva che peggio di così non avrebbe potuto essere.
Oggi mi ritrovo a pensare la stessa cosa. Cosa mi è rimasto dentro della lettura del mattino? Le guerre che si allargano a macchia d’olio, la violenza, la politica corrotta, il mondo in mano ad un pazzo scatenato, la deriva dei valori, l’ambiente sempre più violato.
Mi sono chiesta cosa stiamo consegnando ai nostri figli.
Noi boomer pensavamo che avremmo “rimediato” a quelli che consideravamo errori delle generazioni precedenti. Eravamo proattivi e reattivi.
Ci dobbiamo essere persi qualcosa per strada.
Vorrei capire se anche questa generazione Z, come la nostra negli anni ’80, sia dell’idea che si possa ancora cambiare il mondo. Cosa faranno? Resteranno muti davanti a questa deriva o troveranno il modo di rovesciare la situazione?
Non saprei dirlo. Li vedo spesso immobili, quasi rassegnati. Non vedo i prodromi di una presa di coscienza collettiva, solo una marcata spinta autoreferenziale. D’altra parte con i modelli che hanno a cui ispirarsi…
Ogni generazione ha il suo “peggio”.
A me sembra che “il peggio” che ha vissuto e che lascia in eredità la nostra generazione abbia fatto un salto di qualità rispetto al passato.
In peggio.


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