Piccole storie necessarie

Storie minime, giorni veri.

Scrivo per fermare quello che passa.
Le storie che scorrono senza essere notate. Quelle che tengono insieme i giorni.

Tra libri, ricordi e vita quotidiana.

Questa mattina, passando da Vigorso, mi sono fermata ancora una volta a guardare la casa che, secondo la tradizione ma anche le cronache locali, sarebbe appartenuta all’ordine dei Cavalieri Templari.

La loro presenza nella frazione durante il Medioevo è storicamente documentata dagli atti del processo locale contro i Templari del 1309. Secondo alcuni documenti d’archivio analizzati da Giampiero Bagni, archeologo e storico della Nottingham Trent University, che ha approfondito lo studio della presenza templare a Bologna, l’ordine possedeva a Vigorso diversi terreni e fabbricati. In particolare, il frate templare Alberto degli Arienti era stato posto a capo di un podere che comprendeva una casa «cuppata» (ovvero con il tetto coperto da tegole), dotata di una torre colombaia. Proprio in questa descrizione sarebbe stata identificata la costruzione a cui faccio riferimento. Al medesimo frate erano affidati anche altri possedimenti attigui, per un totale di quattro poderi che comprendevano almeno 41 tornature di terreno, case e orti.

Stamattina, molto presto, nella casa non c’era presenza di vita. Ne ho approfittato per fermarmi e scattare qualche foto. A dir il vero, una presenza di vita c’era, e anche molto rappresentativa.

Mentre ammiravo la severa costruzione e mi rallegravo del fatto che l’attuale proprietario la conservasse in modo esemplare, all’improvviso è apparso un grosso gatto grigio. Si è piazzato proprio in mezzo al piazzale e ha cominciato a fissarmi, senza mostrare il minimo segno di paura.

Ho pensato: “Ma no, non può essere. È proprio un certosino!”

e mi sono ricordata che spesso si attribuisce l’arrivo di questi felini in Europa proprio ai Cavalieri Templari che, di ritorno dalla Terra Santa, avrebbero portato con sé i gatti dal caratteristico mantello grigio-blu.

Si racconta anche che, durante il viaggio di ritorno, i cavalieri si fermassero spesso nei conventi certosini per ritemprare il fisico e lo spirito, trovando ospitalità nelle foresterie dei monaci. In segno di riconoscenza avrebbero donato loro alcuni di questi gatti, che proprio da quei monasteri avrebbero preso il nome.

Sarà tradizione, sarà leggenda o magari sarà anche vero, ma questa mattina, in quel portale della storia ancora miracolosamente aperto, il padrone assoluto, il custode del tempio, era ancora lui

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